Dopo anni di attesa, il nuovo contratto porta un incremento medio fino a 185 euro e arretrati significativi per oltre un milione di lavoratori.
Per oltre un milione di lavoratori della scuola, la data del 5 novembre 2025 segna una svolta concreta. Dopo mesi di trattative e rinvii, riparte il confronto tra sindacati e Aran per il rinnovo del contratto collettivo del comparto istruzione e ricerca. In gioco ci sono aumenti salariali fino a 185 euro mensili e arretrati che sfiorano i 1.500 euro, un riconoscimento atteso da tempo da insegnanti, educatori e personale amministrativo.
La scuola italiana non è solo un luogo di lavoro, ma un pilastro del Paese. Eppure, chi la tiene in piedi ogni giorno, tra aule affollate, programmi da aggiornare e carichi burocratici, attendeva da anni un adeguamento economico. Il contratto 2022-2024, rimasto in sospeso troppo a lungo, ora si avvia finalmente verso la firma definitiva, con risorse stanziate per oltre 3 miliardi di euro, più un fondo aggiuntivo previsto dal decreto Maturità.
Dietro i numeri c’è il tentativo di restituire dignità e stabilità a un settore spesso trascurato ma essenziale. “Ci sono le condizioni per la firma anche della scuola”, ha dichiarato il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, confermando che l’accordo potrebbe essere imminente.
Gli aumenti previsti: da 110 a 185 euro al mese
L’incremento non sarà uguale per tutti, ma varierà in base all’anzianità di servizio e al grado d’istruzione in cui si opera. Gli importi definitivi, elaborati dall’Aran, delineano un aumento medio di 149,88 euro mensili, con punte fino a 185 euro per i docenti più qualificati.
Nel dettaglio: Docenti di scuola dell’infanzia e primaria: tra 110 e 159 euro di aumento; Docenti diplomati delle superiori: tra 110 e 164 euro; Docenti di scuola media: tra 119 e 176 euro; Docenti laureati delle superiori: fino a 185 euro mensili.
A questi si aggiungono gli arretrati per gli anni 2022-2024, che in media raggiungono 1.450 euro, con variazioni in base al profilo e alla carriera. Un importo che arriverà in un’unica soluzione, restituendo quanto dovuto a chi, negli ultimi anni, ha continuato a insegnare senza adeguamenti retributivi.

Gli aumenti previsti: da 110 a 185 euro al mese – linkedincaffe.it
Il nuovo contratto non si limita agli stipendi. Dal prossimo anno scolastico entrerà in vigore un sistema di formazione incentivata che premierà i docenti più attivi nella crescita professionale. Chi concluderà con esito positivo il primo ciclo triennale riceverà un bonus una tantum, rinnovabile al termine del secondo ciclo. Dopo nove anni, l’incentivo potrà diventare strutturale, riconoscendo così il valore dell’aggiornamento continuo.
L’obiettivo è chiaro: legare gli aumenti non solo all’anzianità, ma anche all’impegno e alla qualità dell’insegnamento, valorizzando la competenza e la dedizione. Un passo verso una scuola più moderna e meritocratica, dove la professionalità del docente venga finalmente considerata una risorsa da premiare.
Non si tratta solo di cifre. Dietro questi aumenti c’è il riconoscimento di un lavoro che forma generazioni e sostiene la società. Per molti insegnanti, gli arretrati rappresentano una boccata d’ossigeno, ma anche un segnale di fiducia istituzionale dopo anni di incertezze.
La trattativa è ancora in corso, ma il messaggio è già arrivato chiaro: la scuola torna al centro delle politiche pubbliche. E se le premesse saranno rispettate, il 2025 potrebbe davvero essere l’anno in cui chi insegna, finalmente, si sentirà valorizzato anche sul piano economico.

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