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Tasse di novembre, cosa rischio se non pago accolto e saldo? Quando scatta il reato

bollo auto a rate: come fareMeccanismo di saldo e acconto delle imposte in Italia- linkedincaffe.it

Nel contesto fiscale, il rispetto delle scadenze per il pagamento delle imposte rappresenta un obbligo imprescindibile per i contribuenti.

In particolare, il versamento degli acconti e del saldo delle imposte riveste un ruolo centrale nel sistema tributario, e il mancato adempimento può comportare pesanti sanzioni amministrative, la cui entità è stata aggiornata a partire dal 1° settembre 2024. In questo articolo analizziamo le modalità di pagamento, le sanzioni previste e le opportunità offerte dal ravvedimento operoso per regolarizzare la propria posizione.

Il sistema fiscale italiano prevede che i contribuenti versino le imposte in due momenti distinti: il pagamento degli acconti durante l’anno d’imposta e il versamento del saldo l’anno successivo, in base alle risultanze della dichiarazione dei redditi. Questo meccanismo interessa tutte le imposte sui redditi, tra cui l’Irpef, l’Ires e le imposte alternative applicate a coloro che usufruiscono di regimi agevolati come il regime dei minimi o il regime forfettario.

Oltre a questi tributi, il sistema del saldo e degli acconti si applica anche ad alcune imposte patrimoniali collegate alla dichiarazione dei redditi, come l’Ivie (Imposta sugli immobili detenuti all’estero) e l’Ivafe (Imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero). Nel 2025, gli acconti devono anche tenere conto delle disposizioni relative al concordato preventivo biennale, per i contribuenti che hanno scelto di aderirvi.

Il pagamento degli acconti avviene generalmente in due rate, secondo un calendario fissato dalla legge, con l’obiettivo di distribuire il carico fiscale nel corso dell’anno in modo più equilibrato e sostenibile.

Sanzioni per il mancato o ritardato versamento degli acconti e del saldo

Il mancato versamento o il pagamento parziale degli acconti e del saldo può scaturire da varie cause, tra cui difficoltà finanziarie, errori di calcolo o, nei casi più gravi, evasione fiscale. Il legislatore italiano ha previsto un sistema sanzionatorio che mira sia a scoraggiare queste condotte sia a compensare le perdite per l’erario.

Secondo i Decreti legislativi n. 471 e 472 del 1997, aggiornati al 1° settembre 2024, l’omesso o insufficiente versamento delle imposte come Irpef, Ires, Irap e Iva comporta:

  • Una sanzione amministrativa pari al 25% dell’importo non versato o versato in ritardo;
  • Interessi di mora calcolati al 3,5% in caso di pagamento dopo la notifica di un avviso bonario, con un aumento al 4% se l’importo non pagato viene iscritto a ruolo.

Queste regole si estendono anche a versamenti in acconto di altre imposte come la cedolare secca e le imposte sostitutive collegate ai regimi agevolati.

È importante sottolineare che il mancato versamento di imposte come l’Iva o delle ritenute d’acconto può assumere rilevanza penale se superate determinate soglie, come previsto dagli articoli 10-bis e 10-ter del Dlgs n. 74/2000. In tali casi, però, il contribuente può evitare il processo penale regolarizzando spontaneamente la propria posizione prima dell’apertura del dibattimento.

A fare il punto sui progressi e sulle novità in cantiere è stato il viceministro dell’Economia e delle Finanze con delega alle finanze, Maurizio Leo,

Ravvedimento operoso(www.linkedincaffe.it)

Il sistema fiscale italiano offre ai contribuenti la possibilità di correggere autonomamente errori o omissioni mediante il ravvedimento operoso, disciplinato dall’articolo 13 del Dlgs n. 472/1997. Questo istituto consente di regolarizzare i versamenti tardivi o insufficienti con il pagamento della somma dovuta, di interessi calcolati al tasso legale e di una sanzione ridotta.

Il ravvedimento operoso è applicabile a tutti i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate e può essere utilizzato anche quando è iniziato un controllo fiscale, purché non sia già stata notificata una formale contestazione o un avviso bonario.

La riduzione delle sanzioni varia in base al tempo trascorso dal termine originario di pagamento:

  • Se il versamento avviene entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta a 1/10 del minimo, ossia al 2,5% dell’imposta dovuta;
  • Se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni, la sanzione sale a 1/9 del minimo (circa 2,78%);
  • Oltre i 90 giorni, ma entro i termini per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, la sanzione è pari a 1/8 del minimo (3,75%);
  • Se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione formale della violazione tramite verbale, la riduzione è a 1/5 del minimo (6%).

Dal 1° settembre 2024, la sanzione base per l’omesso versamento è stata ridotta al 25% (invece del precedente 30%), con conseguente adeguamento proporzionale delle riduzioni applicabili tramite ravvedimento.

Per esempio, un contribuente che regolarizza un versamento omesso entro 30 giorni dovrà corrispondere una sanzione pari all’1,25% dell’imposta originaria (1/10 di 12,5%), oltre agli interessi legali.

Il ravvedimento operoso rappresenta quindi uno strumento efficace per mitigare le penalità e sanare spontaneamente le irregolarità, evitando ulteriori conseguenze legali e procedurali.

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