Dati allarmanti sullo stress a lavoro: si raggiunono pessimi livelli e si arriva al burnout. Com’è la situazione in Italia.
Nel contesto lavorativo italiano emerge un quadro preoccupante: solo il 6% degli occupati si dichiara completamente motivato, una percentuale ben al di sotto della media europea (13%) e mondiale (21%), come evidenziato dal rapporto Gallup State of the Global Workplace 2024. Questo dato riflette una crisi profonda legata al benessere lavorativo e alla produttività, con costi economici e sociali considerevoli.
La motivazione al lavoro in Italia: uno scenario critico
Il costo globale della demotivazione si attesta intorno a 8,9 trilioni di dollari, con effetti negativi legati a cali di produttività e assenteismo. Non è solo la fatica fisica a pesare, ma soprattutto lo stress, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità provoca la perdita di 12 miliardi di giornate lavorative all’anno a causa di ansia e depressione, con un impatto economico stimato in un trilione di dollari. L’Italia, in questa classifica, si posiziona come fanalino di coda, mentre i Paesi nordici registrano livelli ben più elevati di motivazione e soddisfazione lavorativa grazie a un modello che privilegia fiducia, autonomia e un robusto sistema di welfare.
Questa situazione è stata al centro del recente Wellbeing Happiness Forum 2025, tenutosi a Milano il 28 e 29 ottobre, evento organizzato da Efi Ecosistema Formazione Italia (EFI), associazione non profit impegnata a creare sinergie tra responsabili HR, formazione aziendale, università e istituzioni per innovare il settore della formazione e del lavoro. All’iniziativa hanno partecipato oltre 800 professionisti, con più di 100 speaker e diversi workshop dedicati al benessere organizzativo.
Nei confronti di un modello lavorativo tradizionale, rigido e centrato sull’orario e la presenza fisica, molte imprese italiane stanno iniziando a sperimentare approcci innovativi al lavoro. Le pratiche emergenti comprendono lo smart working regolato, il diritto alla disconnessione, programmi dedicati alla salute mentale e, in casi più rari, la settimana lavorativa corta.

Stress lavorativo in Italia: i dati sono allarmanti – linkedincaffe.it
I risultati ottenuti in altri Paesi sono molto incoraggianti: nel Regno Unito, dopo sei mesi di sperimentazione in 61 aziende, il fenomeno del burnout è diminuito del 71%, mentre la produttività è rimasta stabile o addirittura aumentata. In Spagna, la riduzione dell’orario a 37,5 ore settimanali ha portato a un miglioramento significativo del benessere e della soddisfazione dei lavoratori.
Benessere aziendale: tra consapevolezza e azioni ancora insufficienti
Secondo la ricerca Corporate Wellbeing 2025, realizzata da Radical HR in partnership con EFI, Ugo e DoubleYou, circa un terzo dei processi di selezione include domande specifiche sul benessere, e oltre il 70% delle aziende riceve richieste di iniziative a favore del benessere dai propri dipendenti. Tuttavia, solo il 30% delle organizzazioni considera il Wellbeing una priorità reale per la leadership aziendale, nonostante sia riconosciuto come leva per aumentare l’engagement (68%), migliorare il clima interno (67%) e sostenere le politiche di attraction e retention (58%).
Inoltre, la maggioranza delle imprese italiane non dispone ancora di una figura dedicata alla gestione del benessere organizzativo (57%) e molte non stanziano budget sufficienti: un terzo delle aziende non investe risorse specifiche, mentre solo il 15% ritiene adeguate quelle disponibili.
Kevin Giorgis, classe 1997, è laureato in Management & Marketing all’Università di Bologna con un’esperienza accademica internazionale presso l’Università della California Riverside. Dal 2023 è presidente di EFI, associazione che promuove l’innovazione nel settore della formazione e del lavoro in Italia. Co-fondatore di Wyblo e gestore di iniziative come l’Innovation Training Summit, Giorgis è anche Managing Director di 12 Venture dal 2024 e membro fondatore del European EdTech Garage.
Sotto la sua guida, EFI ha consolidato il proprio ruolo come punto di riferimento per HR, responsabili del benessere, formatori e istituzioni, creando occasioni di networking, eventi formativi e workshop tematici come gli Stati Generali del Wellbeing, volti a sviluppare un dialogo costruttivo e un cambiamento reale nel mondo del lavoro italiano.

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